By Umberto Eco

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La nostra immaginazione è popolata da terre e luoghi mai esistiti, dalla capanna dei sette nani alle isole visitate da Gulliver, dal tempio dei Thugs di Salgari all’appartamento di Sherlock Holmes.

Ma in genere si sa che questi luoghi sono nati solo dalla fantasia di un narratore o di un poeta.

Al contrario, e sin dai tempi più antichi, l’umanità ha fantasticato su luoghi ritenuti reali, come Atlantide, Mu, Lemuria, le terre della regina di Saba, il regno del Prete Gianni, le Isole lucky, l’Eldorado, l’Ultima Thule, Iperborea e il paese delle Esperidi, il luogo dove si conserva il santo Graal, l. a. rocca degli assassini del Veglio della Montagna, il paese di Cuccagna, le isole dell’utopia, l’isola di Salomone e los angeles terra australe, l’interno di una terra cava e il misterioso regno sotterraneo di Agarttha. Alcuni di questi luoghi hanno soltanto animato affascinanti leggende e ispirato alcune delle splendide rappresentazioni visive che appaiono in questo quantity, altri hanno ossessionato los angeles fantasia alterata di cacciatori di misteri, altri ancora hanno stimolato viaggi ed esplorazioni così che, inseguendo una illusione, viaggiatori di ogni paese hanno scoperto altre terre.

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Ma alcuni di questi luoghi (come l’isola di Utopia, los angeles Città del Sole, los angeles terra di Bensalem della Nuova Atlantide) sono diventati quasi reali, se non creduti almeno desiderati o desiderabili – e in latino l. a. loro descrizione sarebbe preceduta da un utinam, avverbio che potremmo tradurre come “volesse il cielo che... come vorrei che... magari fosse che... ” E spesso l’oggetto di un desiderio, quando il desiderio si fa speranza, diviene più reale della realtà stessa. in line with l. a. speranza in un futuro possibile molti uomini possono anche compiere enormi sacrifici, e magari morire, trascinati da profeti, visionari, predicatori carismatici, trascinatori di folle, che accendono le menti dei loro seguaci con l. a. visione di un futuro paradiso in terra (o altrove). Quanto poi alle utopie unfavorable, esse ci sono apparse vere ogni qual volta abbiamo riconosciuto nella nostra realtà quotidiana situazioni che sembravano dar ragione al fosco pessimismo di quei racconti. Detto questo, non è che sempre si vorrebbe vivere nelle società che le utopie ci raccomandano, che spesso assomigliano a dittature che impongono l. a. felicità a prezzo della libertà dei loro cittadini. in line with esempio l’Utopia di extra predica l. a. libertà di parola e di pensiero e los angeles tolleranza religiosa, ma limitandola ai credenti, escludendo gli atei a cui sono precluse le cariche pubbliche; oppure avvisa che “se qualcuno si prende l’arbitrio di vagabondar fuori della propria circoscrizione, e viene colto sprovvisto del lasciapassare del magistrato supremo [... ] lo si punisce severamente; se si azzarda a farlo una seconda volta, viene condannato alla schiavitù”. Inoltre le utopie hanno los angeles qualità, come opere letterarie, di essere alquanto ripetitive perché, a volere una società perfetta si finisce sempre in line with ricalcare lo stesso modello. Ma qui non ci interessa il modo di vita che queste opere raccomandano, o los angeles critica talora esplicita alle società in cui vivevano gli autori, bensì i luoghi che descrivono. Questi luoghi non sono molti perché, delle endless utopie che sono kingdom scritte, non tutte descrivono un sito specifico, e dei siti descritti pochi sono rimasti stampati nell’immaginario collettivo, così da creare los angeles propria leggenda. Le utopie, si è detto, sono ripetitive, e ripetitive sono le descrizioni delle città utopiche, perché in qualche misura il loro modello più o meno inconsciamente deriva dalla città celeste dell’Apocalisse, geometricamente splendida e tetragona, e in taluni casi dal sogno del tempio di Salomone, di cui si è detto nel secondo capitolo di questo libro. E in modo assai chiaro, in Christianopolis di Johann Valentin Andreae* (1619), l. a. città ideale viene presentata come una nuova Gerusalemme terrestre modellata su quella celeste dell’Apocalisse*. Palmanova, da Georg Braun e Franz Hogenberg, Civitates Orbis Terrarum, V, 1598 Proprio a dimostrare come le varie utopie abbiano creato immagini che poi qualcuno ha preso talmente sul serio da volerle realizzare, si pensi alle varie città ideali pensate dagli architetti rinascimentali.

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